venerdì 29 luglio 2011

Stress, ansia e malumori dei single felici e convinti


Tempo fa riflettevo sull'attuale crescita esponenziale della popolazione dei single, "giustificando" questo fenomeno con una serie di validissime ragioni: in primo luogo c'è senza dubbio la conquista della tanto agognata LIBERTA' personale e, a seguire, fattori economici e personali in genere, come la poca disponibilità a "scendere a patti" con qualcun altro, spesso adattandosi (il che lo possiamo sempre ricollegare al concetto di libertà..), il bisogno di autonomia nelle proprie scelte e una più generale deresponsabilizzazione verso un'ipotetica vita di coppia.
Detto in poche e semplici parole, il "pensiero tipo" del single convinto potrebbe essere qualcosa del tipo "NON HO VOGLIA DI CAMBIARE ME STESSO PER QUALCUNO".
Come si suol dire...chi è senza peccato scagli la prima pietra!!
Perchè stare in coppia significa questo: cambiamento, adattamento, compromesso, ascolto, responsabilità, condivisione e molto altro che implica la presa in considerazione di un'altra persona diversa da noi, con le sue esigenze, i suoi bisogni, i suoi desideri e tutto il suo mondo, diverso dal nostro.
Personalmente non ho mai creduto alla frase-scusa "Sono fatto così, non posso cambiare".

lunedì 20 giugno 2011

Parkinson: un palcoscenico di possibilità



Oggi, l'associazione Onlus Parkinzone, presso la sede dell'IES (Istituto Regina Mundi) a Roma (Lungotevere Tor di Nona 7), dove settimanalmente si svolgono le attività del gruppo di persone affette da Parkinson che aderiscono a Parkinzone,  ha messo in scena o meglio i "Parkinzotti" hanno messo in scena il saggio finale per la chiusura dell'anno di lavoro.
L'Associazione nasce per fornire, in maniera del tutto gratuita, alle persone affette da malattia di Parkinson una serie di attività/laboratori che, col passare degli anni, si sono rivelate essere un preziosissimo aiuto e un supporto co-terapeutico per queste persone.
Vengono infatti svolti laboratori di teatro e di danza, cui verranno presto affiancati laboratori di arte-terapia.
Perchè tutto ciò? Perchè far fare teatro o addirittura danza a delle persone il cui problema è proprio il movimento, la rigidità, la difficoltà a mantenere l'equilibrio, assieme alle difficoltà del linguaggio, difficoltà espressive; per non parlare poi del fatto che può capitare che questa malattia comporti anche delle carenze cognitive a livello di memoria, attenzione e capacità di produzione verbale?
Sembrerebbe una tortura per queste persone infierire con delle attività che richiedono loro tutto ciò che il Parkinson toglie col passare del tempo...
E invece no! Anzi lo riscrivo e anche in maiuscolo per sottolineare e affermare meglio il concetto:

E INVECE NO!

Parkinzone Onlus è attiva da circa sette anni grazie all'opera di attori e ballerini professionisti, terapisti della riabilitazione e specialisti in arti terapia; affianco alle figure più "operative" vi è poi il supporto medico del Dott. Nicola Modugno, specialista in neurologia ed esperto di Parkinson.
In tutti questi anni di attività si è andata sempre più consolidando una realtà che pochi si aspettano e che, per queste persone, rappresenta una possibilità, tante possibilità: durante i laboratori di teatro e di danza queste persone recitano, ballano, cantano, si divertono, esprimono emozioni...
Questa è la contraddizione che viene offerta a queste persone: laddove la vostra malattia vi blocca, queste attività vi rimettono in moto!
E, onestamente parlando, quante persone, familiari, conoscenti o parkinsoniani stessi, pensano sia possibile una cosa simile?
Io questa mattina l'ho visto ancora più dettagliatamente assistendo al bellissimo e davvero emozionante spettacolo messo in scena.
Ovviamente non sto dicendo che grazie al teatro e alla danza queste persone agiscono come se non avessero alcuna malattia; agiscono, si comportano, si muovono, vivono la loro vita, le loro emozioni, il loro Parkinson, in quei momenti, in maniera differente.
Il Parkinson è una malattia che toglie qualcosa alle persone: queste attività espressive consentono invece di recuperare ciò che resta e sfruttarlo al meglio, lasciando un attimo il Parkinson dove sta e vivendo il resto del proprio corpo, esprimendolo, soprattutto emotivamente.
Molto spesso il soggetto Parkinsoniano rimane "ingabbiato" nelle sue stesse difficoltà che lo portano a provare emozioni fortemente negative: ansie, malumori, depressioni vere e proprie, panico, fobie..
Tutte queste intense emozioni bloccano ancor più la persona, più di quanto faccia la malattia stessa.
Personalmente ritengo che, anche se venisse inventato il miglior farmaco di tutti i tempi per il Parkinson, il fatto stesso di avere la malattia, il fatto stesso di "NON ESSERE PIU' COME PRIMA" impedirebbe al farmaco di agire come dovrebbe e risulterebbe quindi inefficace.
Perchè mi son dilungato sull'importanza dell'emotività e sulle emozioni negative che "rafforzano" i sintomi della malattia?
Perchè durante il teatro e la danza, quando si recita, quando si interpreta qualcun altro, quando si lascia che il proprio corpo segua dei ritmi liberamente e non forzatamente, le persone affette da Parkinson recitano, cantano e ballano. Limitate dalla malattia certo ma "distratte" dalla propria volontà a voler controllare i sintomi della malattia.
Si potrebbe paragonare ad una sorta di dissociazione della coscienza: in quel momento sono totalmente concentrati a interpretare, ad esprimere un'emozione, a cantarne un'altra; la coscienza sul proprio stato fisico (mano che trema, gamba che non si ferma, rigidità..ecc) viene un pò meno (a volte molto meno) ed ecco che anche la relativa ansia di controllo cala e ciò che rimane sono le molte possibilità che queste persone ancora hanno da sfruttare nella propria vita.
Per me è stata una grande emozione osservare stamane questo gruppo di persone recitare e poi danzare: posso affermare di non aver visto dei parkinsoniani che recitavano o danzavano ma delle persone con un disagio fisico che in quel momento non era la cosa più importante della loro vita: ciò che in quel momento era importante mi è sembrata la possibilità che hanno mostrato di come la vita possa ancora esser vissuta.

sabato 28 maggio 2011

Single convinti e felici....sarà poi vero?



A quanto pare, da vari sondaggi condotti da riviste superspecializzate (è ironico ma purtroppo è vero...si sa che a noi italiani la cronaca rosa appassiona un sacco e di riviste a tema ve ne sono tantissime!), risulta che la popolazione dei single in Italia sia in continua crescita.
Sarà dunque che il povero Cupido debba andare in pensione?
Di sicuro non è certo facile stare in coppia; non dico trovare la famosa "anima gemella" ma almeno qualcuno con cui andare daccordo, qualcuno da amare e da cui essere amati, qualcuno che ci faccia sentire importanti e che ci permetta di donare ciò che tutti, nessuno escluso, hanno dentro.
La vita di coppia poi è spesso complicata: c'è da "adattarsi" alle abitudini dell'altra persona, c'è da "smussare" alcuni aspetti del proprio carattere su cui veniamo ripresi dal partner; per non parlare poi di tante piccole cose che si "sopportano" per amore: il partner che russa e non ci fa dormire, il partner che non ci porta i fiori ogni tanto perchè non ci pensa, il partner che vorremmo avesse occhi solo per noi e notasse ogni cambiamento che apportiamo al look e ci facesse ogni volta i complimenti; il partner che non sopporta nostra madre (o viceversa), il partner che ci fa soffrire e stare male, che ci fa passare momenti di tristezza e che ci fa piangere, arrivando a maledire il giorno in cui lo si è incontrato...

domenica 20 marzo 2011

Genitori e figli oggi: istruzioni per l'uso...





Quello del genitore, si sa, è il "mestiere" più difficile del mondo; ai giorni nostri, questo lavoro è ancora più difficoltoso e mette a dura prova le coppie, giovani e non, che decidono di mettere su famiglia.
Perchè nonostante anch'essi siano stati figli a loro volta, i genitori d'oggi si trovano a crescere i propri figli in un tempo in cui la cultura, il clima sociale, ideologico, scientifico e tecnologico sono assolutamente differenti rispetto a quando erano anche loro "figli che crescevano".
E le famose frasi tipo "quando sarò genitore io non farò lo stesso con i miei figli.." spesso si arrendono di fronte ad esigenze, richieste e pressioni poste dai giovani di oggi.
Ma come si comportano le mamme e i papà di oggi che possiamo considerare in una fascia d'età che va dai 20 ai 40 anni circa?
Certo, la coppia quarantenne che decide di mettere su famiglia dovrebbe, teoricamente, avere una maturità e un modo di porsi nei confronti della vita e delle responsabilità, differenti, si spera maggiori, rispetto alla giovane coppia ansiosa di spiccare il volo dal nido familiare per costruirne uno proprio...ma direi che questa non è di certo la regola.
Come già dicevo sopra, i genitori di oggi devono affrontare uno stress "di vita" che da solo potrebbe essere confrontato probabilmente all'avere una famiglia di 5-6 figli....
Le coppie odierne che in gioventù hanno sicuramente "patito" la mancanza di qualcosa (dai jeans firmati alle uscite una tantum in discoteca) vivono oggi in un tempo accelerato e che richiede loro un impegno, una concentrazione e un'attenzione, fisica e mentale, notevole.
La coppia di oggi si è adattata pian piano ad un mondo in cui il progresso scientifico e culturale e gli alti e bassi economici sono progressivamente cambiati, trasformati completamente rispetto "ai loro tempi": pensiamo ai computer, ai telefonini, i lettori mp3, playstation 1-2-3 e simili e a tutto ciò che una ventina di anni fa faceva brillare gli occhi, quando non si vedeva solo nei film o nelle case di chi poteva.
E non mi sembra di esagerare: mi viene da pensare che appena uscito il telefonino non lo avevano tutti nel giro di una settimana!
Oggi i giovani di allora che hanno visto nascere e diffondersi sempre più queste meraviglie ne sono abili ed esperti fruitori, alle volte anche avidi.
E i loro figli?? Beh, per loro è diverso: essi nascono già in un tempo che offre loro praticamente tutto! Non hanno dovuto nemmeno patire il passaggio dalle care vecchie lire all'euro!!
Quindi, i genitori di oggi, così fiduciosi (ed è bene che sempre lo siano) di crescere nel migliore dei modi i loro figli e, come la maggior parte di essi afferma, cercando di non ripetere gli errori dei propri genitori, si ritrovano a discutere e ad avere gli stessi problemi che un tempo erano stati i propri! E la storia si ripete, solo che questa volta cambiano gli oggetti della contesa...
I ragazzi di oggi sono travolti da milioni di input, stimoli di ogni genere che attirano facilmente la loro vispa attenzione, propria della loro età (considerando dei figli in fase di crescita, in età scolare): tutto ciò che i genitori hanno imparato a conoscere col tempo è per loro pane quotidiano, che bramano avidamente, avanzando anche pretese di ogni genere in tal senso...
E il genitore di oggi spesso si concede; a volte perchè stanco (lo stress di vita di cui sopra...), alle volte perchè crede che sia giusto che ai propri figli non manchi nulla (come magari è successo a loro), altre volte invece perchè più semplicemente non hanno l'autorevolezza e l'autorità adeguate.
Avendo lavorato nelle scuole (soprattutto elementari) ho potuto osservare come spesso i genitori di oggi siano disorientati nell'educare i propri figli: presi dalle troppe esigenze della vita per forza di cose hanno pochissimo tempo da trascorrere con i propri figli.
Al giorno d'oggi è senza dubbio una situazione inevitabile: il quadretto della famiglia con il papà che lavora e quando torna a casa c'è la moglie che ha passato la giornata con i figli e che lo attende sorridendo insieme a loro penso non esista più nemmeno nelle favole...
Genitori stanchi dunque, stressati, con molti problemi da affrontare; che hanno poco tempo per se stessi, per il proprio partner e i propri figli.
Figli che vengono lasciati a se stessi, alla compagnia degli amici, alle tate, ai nonni (per fortuna che ci sono!), all'istruttore di palestra, calcetto, danza, piscina e tutto ciò può tenerli impegnati fino a quando, a sera, la famiglia si riunisce....
Probabilmente non era ciò che le coppie che un tempo eran figli si immaginavano...eppure oggi è così, nella maggior parte dei casi.
Sembra una frase fatta ma spesso ho sentito davvero dire che il comprare tutto al figlio, soddisfacendo ogni richiesta, è frutto, in fondo, del senso di colpa causato dal poco tempo trascorso con loro, colmato con doni, regali e soddisfazione di ogni desiderio..
E i figli lo accettano: quando son piccoli son contenti, quando diventano grandi però sono delle pretese richieste con rabbia, "obblighi" che il genitore deve al figlio...e la storia del "tu non mi capisci, andati tutti a morire, ecc.." ricomincia...
Sarà forse che, anche oggi, alla base di ogni dissidio familiare vi è la percezione della poca attenzione ricevuta?
A me un sospetto verrebbe...perchè ho visto questi adolescenti di oggi, ho parlato con loro...e mi hanno ricordato molto ciò che eravamo noi un tempo: le nostre paure, i nostri desideri, i nostri bisogni.
Sono certo che, esattamente come tempo fa, anche i genitori di oggi fanno tutto ciò credono sia il bene per il proprio figlio; ancora una volta però, ora come allora, è la mancanza di comunicazione efficace e trasparente che porta al conflitto e alla ribellione (del figlio).
Genitori non si nasce ma si diventa, imparando dai propri errori e, soprattutto, dai bisogni dei propri figli (bisogni veri non l'iPod!); non esistono genitori perfetti ma genitori sufficientemente buoni e lo si può diventare.
Bisognerebbe iniziare a donare un pò di se stessi ai propri figli: i momenti liberi che tanto si vorrebbe passare sul divano o a contemplare il nulla, godendosi un attimo di pace, sfruttiamoli per stare con loro, facendo esattamente ciò che volevamo un tempo per noi: l'attenzione di papà e mamma solo per noi!
Lasciati a se stessi, i ragazzi di oggi sappiam bene che sono molto più a rischio di quelli di un tempo, sempre perchè potrebbero avere tutto ciò che vogliono, guai compresi.
Aiutamoli, come genitori a fidarsi di noi, a comunicare con noi, ad avere fiducia in noi, mostrandogli, innanzitutto, la nostra disponibilità, che non sta nel comprare loro qualcosa o mandandolo già a 4 anni a fare tutti gli sport possibili: doniamo loro noi stessi, è l'unica cosa di cui hanno davvero bisogno, come da sempre.

mercoledì 9 febbraio 2011

Depressione: consigli pratici

Nel precedente articolo ho fatto una breve e poco esaustiva descrizione di quello che è uno fra i più diffusi disagi psichici, la depressione.
In questo articolo vorrei invece dare alcuni suggerimenti utili a coloro che soffrono di depressione.
Consigli utili sicuramente ma che non possono nè devono sostituirsi ad un aiuto più concreto ed efficace quale una terapia personale o il supporto farmacologico.
La depressione va affrontata con gli strumenti giusti, psicoterapeutici e non solo: molte volte è, infatti necessario, specie per le forme più resistenti o più gravi, l'ausilio di farmaci, prescritti da uno specialista, che possano aiutare a ripristinare velocemente un efficace e sufficiente funzionamento della persona, facilitando quindi il processo psicoterapeutico.
La depressione, nella maggior parte delle volte e qualunque sia la sua causa, si presenta come un abbassamento del tono dell'umore, che è triste, cupo, angosciato e associato a pensieri negativi su sé stessi, sugli altri e sul mondo; le cose che prima davano piacere diventano prive di attrattiva e la motivazione a fare qualcosa, anche di nuovo, manca e la persona depressa cade sempre più preda di un circolo vizioso di passività-inagilità-mancanza di motivazione.

lunedì 31 gennaio 2011

Quel "brutto periodo" che diventa Depressione

A tutti capita di avere delle giornate "storte": giorni in cui sembra che tutto vada male, che tutti ce l'abbiano con noi, giorni in cui non crediamo in noi stessi e ci sentiamo travolti dagli eventi che ci accadono.
Ma poi, spesso e per fortuna, il giorno dopo va meglio o magari già alla fine della giornata, quando tornati a casa ritroviamo le nostre sicurezze e gli affetti che ci fanno stare bene.
Giornate così capitano molto frequentemente perchè non possiamo prevedere e prevenire tutto nella vita..
La variabile X che va storta e, di conseguenza, altera i nostri progetti e il nostro umore c'è sempre.
Ma, aggiungerei, per fortuna che c'è questa variabile X: è anch'essa che ci insegna qualcosa e ci permette di crescere come persone e, soprattutto, le circostanze che ci fanno stare male e ci rattristiscono molte volte ci permettono di godere maggiormente di ciò che ci fa stare bene.
Alle volte capita purtroppo che la giornata "NO" continui anche il giorno seguente e nei successivi anche.
Allora tutto comincia a diventare cupo e grigio; si perde interesse per ciò che prima si trovava attraente e piacevole, la motivazione a fare qualcosa diminuisce e con essa la propria autostima.

sabato 15 gennaio 2011

Essere diversi

Questa bella "favola" l'ho trovata su internet e mi ha commosso abbastanza.
Mi ha fatto riflettere molto sulle possibilità che tutti abbiamo di poter amare incondizionatamente tutti, specie chi ci è vicino e, soprattutto, la possibilità di poter pensare liberamente e senza pregiudizi perchè non sappiamo chi fra coloro che ci sono vicini, in particolar modo, possono portare dentro di sè una sofferenza immensa perchè si sentono diversi ed hanno paura della solitudine..

Il Papavero

Il Sole è un contadino solerte che quando cambia coltura non avverte, egli ama ciò che è variegato e il creato lo vuole assai colorato.
Un di lontano voller colorar un campo di grano e semi diversi mescolò tra essi...
Una famiglia di Spighe vide nascere tra le sue radici un Papavero.
"Che strano?Cosa sei?" Dissero.
E il Papavero nel guardarsi intorno vedendo solo Spighe rispose:
"Sono una Spiga!"
Le Spighe cominciarono a ridere e il Papaverò restò interdetto chiedendo a se stesso:"Cosa avrò mai detto?"
"Quindi saresti una spiga?"
"Credo di si!"
Rispose ora meno sicuro.
"Voi siete Spighe e poichè sono nato tra le vostre "radici", cosa altro potrei essere, se non una Spiga?"
"Tu non sei una Spiga, sei un Papavero!"
Dissero con disprezzo gli altri.
Il Papavero si intristì e dentro se ne morì.
"Ma voi siete la mia famiglia?"
"In famiglia ci si somiglia e tu, seppur con noi intrecci radice, è la tua natura che ti contraddice"
Scese la Notte e il povero Papavero si addormentò piangendo. L'indomani mattina al sorgere del Sole un forte rumore prese a riempire l'aria e il campo di Grano fu interamente mietuto. Il Papavero non ebbe nemmeno il tempo di un ultimo saluto, le Spighe erano tutte sparite.
"Dov'è la mia famiglia?"
Chiese disperato al Sole.
"Anche se mi hanno accolto girandomi il volto, io per loro tanto amore porto."
"Lo so Papavero, in realtà non sono spariti davvero ma oggi è sparita la tua falsa identificazione in qualcosa che non ti somiglia, saranno sempre e sono la tua famiglia ma ora osserva bene questo campo che c'è chi davvero ti somiglia."
Il Papavero si guardò attorno ed ora che nel campo erano sparite le Spighe si ergevano al Sole alti e fieri un mare di Papaveri e nel loro cuore ci vide tanto amore. In quell'istante il Papavero capì di non essere solo e accettò la sua natura finalmente, nel cuore e soprattutto nella mente.
E il Sole disse:
"Il creato è una varietà di colore ma ogni sfumatura si chiamerà Amore, smetti di specchiarti in ciò che non ti somiglia, tu sei diverso ma questa diversità porterà la luce all'umanità. Il diverso altro non è che un colore dell'Universo."
Il Papavero chiuse gli occhi per un istante, le lacrime ormai lo sommergevano e quando li riaprì tutto era ritornato come la sera prima, le sue radici di nuovo intrecciate alle Spighe che continuavano a voltargli la faccia.Ma qualcosa era cambiato dentro di lui, il suo modo di identificarsi e di riferirsi alla Vita.Prese a crescere ergendosi fiero e le Spighe notarono il cambiamento e lo guardarono ammirate dicendo:
"In te brilla una luce davvero bella, tu non sei una Spiga sei un Papavero".
E il Papavero orgoglioso rispose:
"Lo so!Il diverso è un colore dell'Universo."

"Lorenzo ti è piaciuta la favola?"
"Mamma ma non credi che io sia grandicello per ascoltare ancora le tue favole?"
"Non si è mai abbastanza Grandi!"
Rispose la madre nel sorriso.
"Mamma e se io fossi stato diverso come il Papavero?Tu mi avresti girato la faccia come le Spighe?"
"Figlio mio io non ti avrei girato la faccia, perchè l'Amore guarda al cuore e non agli atteggiamente e non alle parole. L'Amore è intuitivo e comprensivo, è apertura mentale anche quando fa male, l'Amore abbatte le frontiere e le persone rende vere non bandiere, l'Amore è quella cosa che con la discriminazione mai si sposa. Io ti avrei amato anche se diverso fossi nato, saresti sempre il mio figlio adorato"
"Mamma io sono gay."
"Lo so amore mio."
Disse la Mamma abbracciandolo forte.

venerdì 14 gennaio 2011

Parliamo di sesso...senza scandalizzarci!!

Perchè sono di una settimana fa le notizie, date un giorno dopo l'altro, che hanno fatto gridare allo scandalo, anche se nei telegiornali sono state date con un dolce sorriso stampato in volto...
Mi riferisco alle notizie della quattordicenne e dell'altra sua coetanea che hanno dato alla luce un bambino in così tenera età......
Nei giorni seguenti è subito scoppiato il putiferio, in tv, alle radio, su internet, grazie ad esperti di OGNI genere che hanno detto la loro su come sia stato possibile arrivare a tutto ciò (una gravidanza di una quattordicenne...).
Poco più di una ventina di anni fa, nel mio paese d'origine, un piccolo paesotto nella provincia di Taranto, ricordo benissimo che ci sono stati vari casi di giovani donne (anche dodicenni) rimaste incinte.
Non erano casi frequenti, certo, ma c'erano, come immagino ci sian sempre stati.
Parlo però di oltre vent'anni fa e di un paesino dove tutti conoscono tutti e, quindi, il malcapitato giovanotto che avesse pur voluto dar sfogo ai propri bisogni ormonali in maniera sicura era sempre molto restio ad andare nella farmacia del paese, dove sarebbe stato squadrato da capo a piedi, identificato fino alla terza generazione precedente, guardato con disgusto quasi e sdegno (specie dalla onnipresente vecchina che ti ritrovi di fianco in queste situazioni) perchè alla sua età stava per comprare dei preservativi e, quindi, usarli per fare del sesso! Ovviamente, prima ancora che il baldanzoso ragazzotto uscisse dalla farmacia sarebbe già stato sulla bocca di tutti e, probabilmente, il parroco locale sarebbe stato a casa sua a compiere un esorcismo....

lunedì 3 gennaio 2011

Quando la diversità genera odio e violenza

http://www.ilgiornale.it/milano/aggressione_gay_presi_due_ultra_milan/02-01-2011/articolo-id=497173-page=0-comments=1

http://www.gay.tv/articolo/1/13714/Milano--spedizione-omofoba-al-grido-di--ricchioni--froci-

Il primo è l'articolo apparso ieri sul quotidiano "Il giornale" mentre il secondo link è lo stesso articolo riportato dal sito gay.tv.
Siamo appena entrati nel 2011 e già leggiamo di episodi di violenza verso altre persone e, in questo particolare caso, omofoba.
È appena finita la prima decade del III millennio; siamo nel XXI secolo: la scienza, la cultura, l'uomo ha fatto passi inimmaginabili in ogni campo dello scibile eppure....
Eppure ancora oggi leggiamo notizie come questa, che narrano di millenni di ignoranza che non riesce ad evolversi in qualcosa di fruttuoso, come è stato molto dell'operato dell'uomo civile sino ad oggi.
Secoli e secoli di lotte e guerre, di uomini che hanno sacrificato se stessi per degli ideali di uguaglianza, per far si che la ragione del singolo non prevaricasse su quella di molti e del debole, per far si che il buon Darwin ci avesse visto giusto teorizzando "l'evoluzione della specie"...
Ma quale specie??Non si intendeva certo il più forte vince e prende tutto o ammazza tutti.
Anche se ancora in vari parti di questo mondo si fa la guerra per i propri ideali, quando la questione tocca direttamente il proprio Paese è un pò diverso, forse..
Allora mi chiedo: come stanno crescendo questi giovani d'oggi? Di cosa si nutrono le loro menti per permettere che ancora vi siano comportamenti come questi?Comportamenti messi in atto per il solo scopo di intimidire, umiliare, privare della dignità un altro essere umano.
E non importa se la vittima sia gay, di una razza differente, una donna "indifesa" o il barbone già umiliato dalla vita; importa solo che venga punito e diventi oggetto di odio e violenza perchè esiste.
Ci si arroga il diritto di giudicare e condannare chi è diverso da se stessi in nome di non so quale valore personale.
La domanda è: come è possibile che dopo secoli di conquiste per l'uomo, questi non riesca ancora a raggiungere la più alta che possa esistere e cioè l'accettazione degli altri suoi simili?
Un invito ai giovani e ai loro genitori: i valori importanti della vita sono tanti e in primis è la vita stessa il valore più caro a tutti.
Calpestare questo primo e fondamentale valore, il diritto a vivere, ci rende molto simili alle bestie che lottano per il proprio territorio, seguendo l'istinto e la propria legge personale.
Ai miei figli insegnerò l'arte di amare e rispettare la dignità, perchè un giorno possano capire che affinchè venga rispettata la loro di dignità devono prima sapere cosa sia ed aver imparato a rispettarla.

domenica 2 gennaio 2011

La verità fa male..a chi?

Nel testo di una famosa canzone, la verità "mi fa male", quindi ci si assume la responsabilità delle proprie bugie, anche se, sempre nello stesso testo, viene anche avanzata la scusa del "nessuno mi può giudicare".
A chi farebbe male dunque la verità? A colui a cui viene detta una bugia o allo stesso che è colpevole di mentire?
Punti di vista, ovviamente. Nelle relazioni, di qualunque tipo, capita molto spesso di mentire, consapevolmente e non.
La domanda, ovvia, è perchè mentiamo.
Uno studio di qualche anno fa (Feldman e coll.) afferma che la gente mente perchè funziona.
Funziona, probabilmente, per salvaguardare un rapporto, per essere benvisto dagli amici, per ottenere favori da qualcuno e anche a lavoro; insomma, alle volte mentire potrebbe aiutare, fino a quando non si viene scoperti.
Tutti mentiamo: dalle innocenti bugie bianche, quelle fatte a "fin di bene" per intenderci, alle bugie ben più complesse e articolate, frutto di azioni di cui ci si pente e ci si sente colpevoli, con i conseguenti sentimenti di vergogna e colpa.
Mentendo pensiamo, spesso, di salvaguardare il bene dell'altro, di evitargli un dolore "inutile".
Spesso funziona e riusciamo a far tacere la nostra coscienza; migliora anche la nostra autostima, a volte, e il nostro senso di efficacia.
In effetti, se ci facciamo un serio esame di coscienza, stiamo salvaguardando noi stessi, innanzitutto.
A qualcuno sembrerà scontato ma mentire è un atto decisamente egoistico: voglio tenerti al sicuro da una sofferenza (desiderio manifesto di chi mente) ma, soprattutto, mi risparmio il dolore provocatomi dal senso di colpa nei tuoi confronti.
Se siamo onesti con noi stessi, molto spesso è questo ciò che accade quando mentiamo.
Alle volte è necessario, lo so; non dico che dovremmo diventare tutti onestissimi e impeccabili, sarebbe impossibile.
Ma almeno chiederci, ogni volta che mentiamo a qualcuno cui vogliamo bene, se davvero lo stiamo facendo per evitare una sofferenza a questa persona o a noi stessi.
Il "nessuno mi può giudicare" diventa una scusa di comodo se ci vanno di mezzo i sentimenti di un'altra persona.
Ricordiamoci cosa significa essere assertivi: saper riconoscere le proprie emozioni, i propri pensieri e i propri desideri e comunicarli agli altri onestamente e direttamente, assumentodoci la responsabilità delle nostre azioni ed emozioni.
E assertivi lo dobbiamo essere con noi stessi in primis: se il mentire calpesta i diritti della persona cui vogliamo bene (che sono gli stessi che abbiamo noi!) forse dovremmo chiederci se il nostro atto porterà vantaggio solo a noi ed analizzare attentamente le emozioni negative che proviamo e che ci porterebbero a mentire.
Molto spesso ciò che fa davvero male all'altra persona non è ciò che la menzogna nasconde ma il fatto stesso di mentire. Mentire per un presunto o, perchè no, certo "fin di bene" deve tenere in considerazione le conseguenze che potrebbero venire: dove ci sono le migliori motivazioni per un atto, spesso, è l'atto stesso ad essere causa di sofferenza.
Affrontiamo le nostre emozioni negative, abbracciamole e accettiamole, accettando con esse la possibilità di sbagliare che è parte della nostra natura imperfetta.
Evviva la bugia bianca detta veramente a fin di bene ma occhio a non diventare bugiardi patologici.
Nessuno ci può giudicare ma solo se siamo noi giudici onesti di noi stessi.
Essere onesti con se stessi e con le persone che ci sono vicine diventa il seme da cui nasce il bel fiore del perdono.

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